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37 geni per indagare il passato

Per risolvere gli affascinanti misteri del passato gli storici hanno un alleato in più: la genetica.
Tra i diversi campi di indagine di questa scienza che studia i geni, l'ereditarietà e la variabilità genetica degli organismi, si è infatti aggiunta anche l'archeologia, come dimostra un recente studio promosso dall'Università di Pavia (pubblicato sulla prestigiosa rivista The American Journal of Human Genetics) volto a dare risposta a uno degli enigmi ancora irrisolti del passato: l'origine degli Etruschi.

Il DNA che si estrae dal nucleo di una cellula

Il gruppo di ricerca del laboratorio di Genetica Umana dell'Università di Pavia diretto dal professore Antonio Torroni ha analizzato il DNA mitocondriale (mtDNA) di circa 300 persone non imparentate tra loro che abitano a Murlo (Siena), a Volterra (Pisa) e nella Valle del Casentino (Arezzo). Queste tre località toscane corrispondono a zone archeologiche tra le più importanti della civiltà etrusca. Gli studiosi, confrontando il materiale genetico dei toscani con quello di più di 15.000 soggetti appartenenti a diverse popolazioni dell'Eurasia occidentale (Italia, Europa, Africa settentrionale e vicino Oriente), hanno notato un legame molto forte con l'mtDNA degli abitanti del Medio Oriente e delle isole Egee. In particolare è stata riscontrata un'elevata frequenza di linee mitocondriali tipicamente mediorientali soprattutto a Murlo. Questo studio dimostra che, nonostante i vari processi di mescolamento genico avvenuti negli ultimi 2.500 anni, alcune delle comunità attuali toscane hanno conservato nel loro DNA mitocondriale le tracce genetiche indicanti un evento migrazionale piuttosto recente dal Medio Oriente verso le coste dell'Italia centrale.
Una conferma del legame genico recente tra Toscana e Medio Oriente viene anche da uno studio condotto dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e che sta per esser pubblicato sulla rivista britannica Proceedings of the Royal Society: Biological Science. Anche in questo caso oggetto dell'analisi è stato il DNA dei mitocondri, ma non più quello di persone ma di bovini provenienti dal nord, dal centro e dal sud Italia. I risultati hanno mostrato che anche gli animali toscani, soprattutto quelli della zona in cui maggiore era la concentrazione degli insediamenti della popolazione etrusca, sono in parte geneticamente simili agli esemplari provenienti dall'Anatolia (Turchia).
La genetica, quindi, con queste analisi sembrerebbe dar ragione a Erodoto, lo storico greco vissuto nel V secolo a.C. che nelle sue "Storie" raccontò che un gruppo di abitanti della Lidia (moderna Turchia), a causa di una tremenda carestia, fu costretto ad abbandonare la propria terra per arrivare sulle coste dell'Italia centrale, dove fondò città e diede vita, tra l'VIII e il V secolo a.C, alla raffinata cultura etrusca.
Quello che la recente scoperta non può però confermare è se si sia trattata di un'unica migrazione di un unico popolo in un unico momento. Le migrazioni infatti potrebbero essere state più di una e scaglionate in periodi diversi; nel Vicino Oriente inoltre abitavano più popoli, ognuno dei quali avrebbe potuto arrivare in Italia.

L'origine degli Etruschi resta quindi ancora avvolta da una patina di mistero e le nuove acquisizioni non hanno risolto il problema; per certi aspetti l'hanno forse allargato. Resta però un punto fermo: il DNA mitocondriale tradisce un legame tra Etruschi e popolazioni del vicino oriente.
Ma perché analizzare proprio il DNA che si trova nei mitocondri?
Nei mitocondri ci sono 37 geni, organizzati in una piccola molecola circolare di DNA, che hanno come caratteristica principale quella di poter esser trasmessi senza modificazioni esclusivamente dalla madre al figlio, salvo poche mutazioni che possono avvenire nel corso del tempo.
Proprio il limitato tasso di mutazione rende il patrimonio genetico contenuto nei mitocondri particolarmente utile per ricostruire le caratteristiche di una specie: è un importante archivio con informazioni sulla storia e sulle eventuali migrazioni delle donne che l'hanno trasmesso alle generazioni successive. Gli studi condotti sulle variazioni di DNA mitocondriale hanno mostrato che queste tendono a essere circoscritte in differenti aree geografiche e in differenti gruppi umani: studiando l'mtDNA di un individuo e quante e quali mutazioni sono presenti è possibile risalire alla storia genetica dei suoi antenati femminili. Come il cognome funziona da tracciante delle migrazioni di una famiglia, così l'mtDNA può essere usato come marcatore della storia dei gruppi umani e del loro diffondersi nel mondo.
Ciò che però alcuni ricercatori sottolineano è che il DNA mitocondriale, pur presentando caratteristiche uniche per lo studio della storia della genetica umana, rappresenta solo una piccola parte dell'intero genoma. Le conclusioni che si traggono dal suo studio devono essere necessariamente ampliate con dati linguistici, archeologici e culturali e con altri sistemi genetici, come ad esempio l'analisi del cromosoma Y, presente solo negli individui di sesso maschile, e del cromosoma autosomico, presente sia nel maschio che nella femmina.

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